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LA CHIESA DI SAN GIORGIO

 

Il nucleo più antico dell’attuale chiesa di San Giorgio è stata edificato verso la metà del XV secolo sopra una struttura già preesistente; infatti anche questa chiesa è citata già nel 1034 su un Diploma imperiale tra i luoghi concessi in dominio al Patriarcato d’Aquileia. Al suo interno è conservato uno stupendo ciclo di affreschi recentemente attribuiti a Giovanni di Francia (Metz 1420? – Conegliano ? 1473/85), pittore che nella prima parte della sua vita operò nel feltrino lasciando numerosissime testimonianze tra le quali un’Ultima Cena adoperando antecedentemente gli stessi cartoni di San Giorgio a Servo di Sovramonte. Nell’epoca della sua piena maturità artistica scese nel coneglianese operando a Zoppè di San Vendemmiano nella chiesa campestre di San Pietro in Vincoli non più esistente ma i cui affreschi sono stati staccati ed ora collocati e visibili presso il Museo del Castello di Conegliano. Altre chiese che conservano affreschi di Giovanni di Francia sono San Vigilio a Col San Martino e la chiesa parrocchiale di Mareno di Piave. Del ciclo originario fanno parte in senso orario da sinistra per chi entra “La Madonna del Rosario con San Francesco”, l’Ultima Cena, la Storia di san Giorgio in quattro “Capituli” dei quali sono andati perduti i due centrali nell’ampliamento seicentesco per creare l’abside, i santi Sebastiano e Bernardino da Siena e i Santi Giacomo Maggiore e Antonio Abate. Nella chiesa vi sono altri affreschi di epoche successive quali due Madonne col Bambino, una datata 1520 e l’altra databile alla fine del XV secolo, un San Rocco del XVI secolo e un San Martino del XVIII secolo. Vi era anche un affresco posto all’esterno della facciata principale raffigurante un’altra Madonna col Bambino di cui purtroppo non c’è più traccia. L’Ultima Cena è senza dubbio l’affresco più noto e caratterizzato dalla presenza sulla tavola del vino rosso e dei gamberi, prodotti tipici sampolesi anche all’epoca dell’affresco.

Il primo affresco della Storia di San Giorgio rappresenta il cavaliere che incontra la principessa figlia del re della città di Selene che si immola in riva al lago per placare il drago che minaccia la popolazione. Sotto l’affresco vi è una scritta nella lingua volgare del tempo che racconta l’episodio. Nell’ultimo quadro, San Giorgio dopo aver ammansito il drago e liberato la città di Selene, battezza gli abitanti rappresentati dal re, dalla regina e dalla principessa.

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